Si vivono tempi difficili, insicuri e dolorosi.
La vita moderna, col ritmo crescente di una civiltà meccanica, ha travolto tanti nel suo vortice assordante e stupefacente e ha fatto dimenticare a troppi le realtà spirituali della religione. Trascurati o dimenticati i principi della fede, il Decalogo e i mezzi della grazia, quanti sono al giorno d'oggi coloro i quali innalzano, al mattino e alla sera, una preghiera, sia pur breve, a Colui che ci ha creato e che è sempre il nostro buon Padre? Del resto, anche per chi ha un po' di buona volontà, l'assillo quotidiano per i bisogni della vita e la fretta, malattia del nostro tempo, che tutti spinge senza riposo, non lascia tempo e modo di occuparsi con agio e sufficientemente delle cose dell'anima. Il tempo che si dedica alle cose sacre pare sempre troppo lungo.
La vita dell'uomo è una guerra ed una tentazione continua. Noi dobbiamo lottare non con nemici di carne e di sangue, ma contro le potenze stesse dell'inferno. Quali armi migliori impegneremo noi allora, se non la preghiera insegnataci dal nostro grande Capitano e il saluto angelico che scacciò i demini, distrusse il peccato e rinnovò il mondo? Se non la meditazione della vita, della passione di Gesù Cristo, del cui pensiero ci dobbiamo armare - come ordina san Pietro - per difenderci dagli stessi nemici che egli vinse e che ci assalgono ogni giorno?
"Da guando il demonio fu vinto dall'umiltà e dalla passione di Gesù Cristo - scrive il card. Hugues - non può quasi più attaccare un'anima che sia armata della meditazione di questi misteri. E se l'attacca, ne è ignominiosamente vinto". Rivestiti, dunque, dell'armatura di Dio.
Impugnate quest'arma di Dio, il santo Rosario, e schiaccerete il capo al demonio, resisterete a tutte le tentazioni. Certamente è per questo motivo che anche la semplice corona materiale fa tanta paura al diavolo e i Santi se ne sono spesso serviti per incatenarlo e scacciarlo dal corpo degli ossessi, come attestano molti fatti.
Un tale narra il beato Alano - avendo tentato inutilmente ogni pratica devota per essere liberata dallo spirito maligno che lo possedeva, pensò di mettersi al collo la corona del Rosario. Ne ebbe sollievo. Constatando poi, che quando se la toglieva il demonio riprendeva a tormentarlo crudelmente, decise di portarla al collo giorno e notte. In tal modo scacciò per sempre il diavolo che non poteva sopportare quella terribile catena.
Nessuna preghiera è più meritoria per l'anima e più gloriosa per Gesù e Maria quanto il Rosario ben recitato. Ma è pure difficile il recitarlo come si deve e costa molto fatica il perseverarci a causa delle distrazioni particolari che sorgono quasi naturalmente dalla continua ripetizione della medesima preghiera. Quando si recita l'Ufficio della Madonna o i sette Salmi o altre preghiere la varietà dei termini e la diversità delle parole frenano l'immaginazione e ricreano la mente: aiutano, perciò, l'anima a ben recitarle. Ma nel Rosario, che comporta la continua ripetizione di Padre nostro e Ave maria con forma sempre uguale, è assai difficile non annoiarsi o addirittura addormentarsi. Motivo, questo, che inducce nella tentazione di abbandonarlo per scegliere preghiere più dilettevoli e meno noiose.
Ad aumentare le difficoltà contribuiscono sia la nostra fantasia tanto volubile da non stare un attimo, quasi, tranquilla, sia la malizia del demonio, instancabile ne distrarci e impedirci di pregare. Che cosa non fa il maligno contro di noi vedendoci intenti a recitare il Rosario proprio per sventare le sue insidie?
Coraggio, dunque, amici fedeli di Gesù e della sua santa Madre, che avete preso la decisione di dire ogni giorno il Rosario! Le molte mosche - diciamo così le distrazioni che vi molestano quando pregate - non riescano mai a farvi lasciare vilmente la compagnia di Gesù e di Maria, in cui siete mentre dite il Rosario.
Maria Grazia Fida
Pedagogista e scrittrice
Universita degli Studi di Parma
Email: fida.pedagogista@virgilio.it
Il santo Rosario, essendo sostanzialmente composto dalle preghiere di Gesù Cristo e dal saluto angelico - il padre nostro e l'Ave Maria - e dalla meditazione dei misteri di Gesù e di Maria, è senza dubbio la prima preghiera e la principale devozione in uso presso i fedeli, dal tempo degli Apostoli e dei primi discepoli, di secolo in secolo giunta fino a noi.
RispondiEliminaLa fede è l'unica chiave che ci apre la comprensione dei misteri di Gesù e di Maria contenuti nel santo Rosario. Perciò all'inizio occorre recitare il credo con grande attenzione e devozione, poichè più viva e forte è la nostra fede e più il Rosario sarà valido. E questa fede deve essere ardita ed animata dalla carità: in altre parole, per ben recitare il Rosario bisogna essere in grazia di Dio o per lo meno decisi di riacquistarla.
RispondiEliminaLe anime sante sono nelle mani di Dio. Agli occhi degli stolti parve che morissero, ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subiscono tormenti, la loro speranza è piena di immortalità. Ma è con la Pasqua di Cristo che il duello tra vita e morte giunge al suo sbocco. Cristo, il Figlio di Dio, passando all'interno della nostra mortalità fisica e spirituale, ha infranto la morte e l'ha fecondata con un seme di infinito. Egli è la "primizia" di coloro che sono morti e che risorgeranno e saranno sempre con lui nella gloria del Padre.
RispondiEliminaCari Amici, Cari Religiosi, Cari Cristiani,
RispondiEliminail momento più bello per scrivere a casa è la sera, sulle sei, quando le campane della chiesa del paese cominciano a suonare. E' strano quanto potere le campane abbiano sugli uomini, e quale capacità di commozione possono manifestare specialmente in coloro che fortemente si son sempre sentiti, sin dall'infanzia, attratti dalle cose spirituali, da quell'Amore divino che alberga nel cuore di tutti e di ciascuno, ma che non tutti hanno la fortuna di riconoscere in se stessi e di farlo emergere. Al sentirle svanisce allora ogni insoddisfazione, ogni ingratitudine, ogni egoismo. Ci sono tanti momenti della vita legati al suono delle campane. Sono tutti bei ricordi che ti circondano improvvisamente, come fossero spiriti benigni.